Afghanistan: il grido silenzioso delle donne.

17.08.2021

Chi conosce La Fucina delle Muse, sa perfettamente che la nostra attenzione è da sempre rivolta a tutto ciò che ruota intorno all'universo femminile, attraverso l'arte, la cultura, la moda, ma anche le lotte, le battaglie, le conquiste: insomma le donne la loro storia, la loro forza, le loro capacità e la loro esistenza tutta.

Non possiamo dunque esimerci dal parlare oggi in questo nostro speciale blog dei gravi fatti accaduti in Afghanistan, rivolgendo il nostro sguardo alla condizione femminile.

Non è questa la sede ovviamente per disquisizioni di politica internazionale, ma è doveroso, proprio qui, ricordare alcune grandi donne, che molto hanno fatto per i diritti delle donne afghane. Una di queste donne è Masuma Esmati Wardak, scrittrice e politica, fra le prime donne afgane a diventare membro del parlamento e divenire ministro dell'Istruzione. Nel 1978 fondò il Consiglio delle donne afgane di cui è stata la leader fino al 1989. Il Consiglio, che aveva fra i principali obiettivi la lotta all'analfabetismo, riuscì a far approvare leggi importantissime come la possibilità per le donne di andare a lavorare e fare carriera. Proprio Masuma, insieme a Nur Muhammad Taraki, si batté fortemente per concedere alle donne la facoltà di potersi scegliere liberamente un marito, di votare e prendere parte attiva alla vita politica della propria nazione.

Tutte cose queste che per noi, donne occidentali del 21° secolo, sembrano assolutamente scontante, diritti importanti ormai acquisiti (sebbene anche per noi frutto di secoli di lotte, non ancora del tutto concluse), a cui nessuno fa più particolare caso, ma su cui vale la pena riflettere, nel momento in cui, anche nella nostra fortunata società, vengono tentati fortuiti indottrinamenti sulle classi culturalmente più deboli, nel tentativo di farci apparire fanatismi religiosi, da qualunque "parte" essi vengano, come un problema su cui si può soprassedere, quando si cerca confusamente una intregrazione fra popoli.

Dopo essersi laureata al Kabul Women's College e in economia negli Stati Uniti nel 1958, Masuma Esmati Wardak torna in Afghanistan nel 1959 e insieme a Kubra Noorzai divennero le prime donne ad apparire in pubblico senza velo, sostenendo l'appello del primo ministro Mohammed Daoud Khan, affinché le donne si togliessero volontariamente il velo.

Prima di lei solo la regina Soraya fu inserita nella lista di Governo in Afghanistan, oltre ad essere stata la prima donna femminista afgana.

Un'altra importante figura femminile da ricordare nel panorama sociale e politico afgano è Meena Keshwar Kamal, che è stata un'attivista afghana impegnata nella difesa dei diritti delle donne e fondatrice del movimento femminista Associazione rivoluzionaria delle donne dell'Afghanistan (RAWA).

E ancora Anahita Ratebzad, politica e rivoluzionaria afghana. È stata la prima donna afghana a svolgere un ruolo attivo nel governo e una delle poche donne afghane a diventare medico. Anahita è stata ambasciatrice a Belgrado, ministro degli affari sociali, ministro dell'istruzione e vice capo di Stato nel governo del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (PDPA).

Tutte queste conquiste subiscono però i primi duri colpi nel 1992, quando i mujaeddin salirono al potere e cominciarono ad abolire uno ad uno, sebbene non ancora in modo drammatico, tutti i diritti acquisiti dalle donne fino a quel momento. La situazione precipitò, divenendo tragica, nel 1996, con la presa di potere da parte dei talebani: le donne dovevano trascorrere tutto il tempo nella propria abitazione con la possibilità di uscire solo se accompagnate da un uomo, obbligatorietà del burqa, divieto di cosmetici, smalto e gioielli. Venne proibito alle donne di ridere, di lavorare e di frequentare la scuola. Nessun uomo avrebbe dovuto rivolgere la parola a una donna e questa non avrebbe nemmeno dovuto guardarlo negli occhi o stringergli la mano. Tutte le donne presenti in radio, in televisione e in uffici pubblici scomparvero. Vennero proibiti alle donne tutti gli sport, vennero chiusi tutti i bagni pubblici femminili. Gli uomini hanno avuto potere assoluto sulle donne privandole di ogni diritto: venne proibito alle donne persino di far rumore con le loro calzature mentre camminavano, pena la fustigazione!

Dopo la fine del potere talebano nel 2001, piano piano si stava ricominciando la scalata alla riconquista, sebbene secondo Osservatorio Afghanistan nel 2020 "in Afghanistan il tasso di analfabetismo femminile si aggira ancora tra l'84 e l'87%. Nella capitale Kabul va meglio, ma nei villaggi rurali, specialmente quelli controllati dai fondamentalisti, i genitori non si fidano a mandare a scuola i figli, soprattutto le bambine. Pertanto, il 66% delle ragazzine tra i 12 e i 15 anni, non studia. Tra il 60 e l'80% delle donne è costretta dalla famiglia a sposarsi contro il proprio volere. La violenza domestica è molto presente. Le difficoltà riguardano anche il lavoro: chi riesce a lavorare è perché è iper qualificato, ma non lo sono le donne, che al massimo possono occuparsi di pulizie e cucito. Non va meglio per la situazione sanitaria: il 50% delle donne continua a partorire in casa, con la sola assistenza di parenti più anziane, e la mortalità materna è ancora altissima. Il 95% dei suicidi sono commessi da donne".

Dopo i fatti accaduti nelle ultime 48 ore, possiamo solo augurarci che se ne continui a parlare ogni minuto, per evitare che le donne afgane scompaiano per sempre, e che al più presto gli Stati possano raggiungere degli accordi importanti per una veloce risoluzione di questo terribile scenario di guerra.


Barbara Simona Gottardi